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Comunicare attenzione e apprezzamento facilita il dialogo e migliora la qualità delle relazioni. Tuttavia, sembra sia ormai più semplice criticare, puntare il dito, notare solo i difetti di una persona o, peggio, ignorarla. È quasi un’abitudine, inoltre, dare per scontate tante cose.

Ciò accade, probabilmente, perché la nostra vita è diventata frenetica, piena di impegni e pensieri.
Siamo distratti, poco focalizzati sul “qui e ora”. Questo atteggiamento, però, rischia di pregiudicare sia l’avvio di nuovi legami, sia i rapporti già esistenti, con pesanti conseguenze professionali e personali.

La buona notizia è che possiamo correggere gli errori: basta maturare una maggiore consapevolezza delle nostre difficoltà comunicative per riuscire a prevenire i conflitti e/o superare le incomprensioni.

Perché comunicare attenzione e apprezzamento è così importante?

Un test sull’attenzione, elaborato nel 1999 da un’équipe di ricercatori dell’Illinois, ha rilevato che il nostro cervello è in grado di elaborare solo un certo numero di stimoli. Rimane cieco in caso di segnali inattesi. Tale fenomeno è denominato “cecità da disattenzione”. In poche parole, riusciamo a vedere ciò che ci aspettiamo di vedere, mentre sfugge tutto il resto. Il problema? Questo “resto” potrebbe essere rilevante.

Non è un caso se il manager Tachi Yamada, ex direttore medico della Fondazione Bill & Melinda Gates, durante un’intervista con un giornalista del “New York Times”, nel 2010, dichiarò che un suo principio guida era prestare il 100% di attenzione a ogni persona con cui si trovava ad avere a che fare:

Ogni momento conta. Non voglio stare qui con lei e intanto pensare che devo scrivere una mail.

Pare sia stato proprio un medico a consigliare di trattare ogni persona come se fosse la più importante sulla faccia della Terra. Un’indicazione di grande utilità e valore.

Le informazioni appena fornite sono tratte dal libro “L’arte di dialogare”, di U. Bartholomäus [p.48].
Una lettura che ti consiglio, se vuoi approfondire il concetto di attenzione (e non solo).

L’autrice, infatti, cerca di evidenziare quanto spesso parliamo con gli altri pensando di essere attenti (mentre, in realtà, comunichiamo con le famose “fette di salame sugli occhi”). Esempio: seduti al bar con un amico, siamo capaci di notare che, rispetto al solito, appare trasandato, nervoso, con le occhiaie?

Se volesse il nostro aiuto? Il più delle volte le conversazioni procedono senza mettere a fuoco questi dettagli (per distrazione o per effettiva noncuranza). Cerchiamo di esercitare meglio l’ascolto attivo.

Comprensione reciproca

Qui si pone un doppia criticità: da un lato dovremmo essere noi abbastanza abili a guardare oltre, soppesare i particolari senza fermarci alla visione d’insieme.

Dall’altro lato, l’interlocutore dovrebbe cercare di esprimere un eventuale disagio in modo più esplicito, per favorire una connessione emotiva (che non sempre è immediata o scontata).

Poiché molti problemi di comunicazione si verificano per assenza di un riconoscimento reciproco, sarebbe il caso di allenarci a dimostrare considerazione nei confronti di chi ci supporta.
L’apprezzamento è un’evoluzione naturale dell’attenzione.

Se il mio dipendente/collega/collaboratore, ha svolto un ottimo lavoro e, in generale, è responsabile, puntuale, cerca sempre di dare il massimo, perché non ringraziarlo ed evidenziare, ogni tanto, il suo prezioso contributo? Una persona che conosco, qualche anno fa mi confidò: “Sai, io lavoro tanto, faccio sacrifici, ma nel mio reparto non passa mai nessuno”. Mi ha trasmesso tutta la sua amarezza, la delusione. Da quel momento ho capito quanto rilievo abbia il sentirsi valorizzati.

L’apprezzamento non è adulazione: impariamo a distinguere

Uno sbaglio frequente è quello di elencare solo errori, difetti, punti deboli, dimenticando gli aspetti positivi dell’altro (e del suo impegno quotidiano). Questo modo di fare genera frustrazione, malumori, energia corrosiva che si ripercuote sulla produttività del singolo e sul benessere collettivo.

Comunicare attenzione e apprezzamento è come dire: “io ti vedo, noto il tuo lavoro, apprezzo la tua serietà e desidero comunicarti la mia stima”. Un gesto semplice, ma potente, che alimenta un clima positivo e inclusivo, in cui ciascuno sente di essere visibile e meritevole, di avere un ruolo e una voce.

Attenzione, però: l’apprezzamento, la stima, sono manifestazioni sincere di ammirazione e rispetto.
I complimenti elargiti per adulare qualcuno sono falsi, servono solo per tenere buone le persone e ottenere qualcosa. Non offrono alcun valore aggiunto alle relazioni, se non la sensazione di essere presi in giro. Molti conflitti aziendali nascono da “giochetti di potere” e dalla mancanza di empatia e gratitudine.

Il segreto è capire che nulla ci è dovuto: sì, nemmeno che chi vive con noi lavi i piatti ogni sera, per dire, anche se si tratta di una ripartizione dei compiti condivisa. “Grazie per tutto ciò che fai”, oppure “Questa sera ci penso io” sono piccoli messaggi con cui possiamo prenderci cura di una relazione.

Se stai pensando: “chi vuole fare un favore non deve aspettarsi nulla in cambio”, devo darti ragione.
Un favore è un favore, un dono è un dono e, come tali, non richiedono restituzione.

L’impegno professionale, l’impegno familiare, però, essendo parte di una routine quotidiana che richiede uno sforzo singolo per il bene comune, è giusto che siano rimarcati e celebrati.

Sostenersi a vicenda. Difficile?

Comunicare attenzione e apprezzamento in ambito educativo

L’attenzione a non ferire è la più bella forma di rispetto. – (cit.)

Se è vero che, in alcuni casi, mostrarsi severi può aiutare lo studente passivo a costruire il proprio orgoglio, ritengo sia altrettanto vero il contrario: dolcezza e pazienza, anche se con tempi più lenti, sono strumenti educativi più efficaci, soprattutto nel lungo periodo.

Una persona sensibile e fragile non acquisterà mai sicurezza con un insegnante rigido, inespressivo, o avvezzo a fare paragoni con l’obiettivo di attaccare o mortificare. Quanti talenti rischiano di perdersi per strada perché non riconosciuti e curati in maniera adeguata!

Tempo fa un bambino di 5 anni mi disse: “Io non so fare niente, solo confusione”. Avrei voluto guardare negli occhi la sua maestra per capire come può accadere che un bimbo abbia già maturato una convinzione del genere… E, soprattutto, quale grandioso ricordo potrà mai portare con sé in età adulta.

Conclusione

Le parole sono importanti, questo lo sappiamo.
Sono importanti quelle che diciamo, quelle che non diciamo.
È indicativo il tono di voce che usiamo, il modo in cui ci muoviamo.

A volte ci si può capire in silenzio, ma dobbiamo ricordare che non sempre il silenzio è d’oro, anzi.
Come scrive U. Bartholomäus nel suo libro, p. 176, ci sono “frasi che fa piacere sentirsi dire”.

Per comunicare attenzione e apprezzamento non basta sempre il pensiero, perché non sempre si recepisce l’intenzione. Osserva bene intorno a te. Se parli solo per criticare, e mai per apprezzare… magari avrai anche un grande giardino, ma vedrai pochi fiori.


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