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Trasmettere umorismo e leggerezza nella comunicazione aiuta a gestire con più efficacia conversazioni difficili, soprattutto quando si lavora in gruppo. Ridere, infatti, stempera la tensione e disinnesca i conflitti.

In genere, il termine “leggerezza” è inteso come sinonimo di “superficialità” o “frivolezza”, mancanza di serietà e attenzione. Tuttavia, può avere anche un significato opposto. Per esempio:

[…] capacità di vivere e accettare con serenità e con equilibrio situazioni e avvenimenti, senza drammatizzarli o senza cercarvi significati profondi e reconditi” (fonte: “Garzanti Linguistica” – punto 3).

Lievità e delicatezza, tenendo presente quest’ultima definizione, sono ottime immagini di riferimento.
Pensaci: usiamo spesso le espressioni “essere leggero come una piuma” (per descrivere la grazia nei movimenti e l’assenza di gravità) oppure “vivere a cuor leggero” (per descrivere un atteggiamento spensierato, privo di sovrastrutture). Ciò indica l’ambivalenza del concetto di leggerezza.

Il buonumore è contagioso

L’umorismo nei gruppi di lavoro crea un ambiente più confortevole, umano, favorisce un clima disteso e produttivo. Essere capaci di trovare il lato buffo delle cose e, soprattutto, avere il coraggio di ridere di sé (autoironia), stimola la creatività e la ricerca di soluzioni alternative nonostante le avversità.

Il buonumore è contagioso, dà benessere (al contrario del raffreddore). Non a caso, esistono metodi e tecniche che incentivano la risata come terapia, sia in ambito sanitario (“clownterapia” o “terapia del sorriso”), sia come motore di sviluppo personale e professionale  (“yoga della risata”).

L’umorismo favorisce l’ascolto attivo e una buona comunicazione interculturale, priva di pregiudizi.

Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica.
Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

– cit. M. Sclavi, “Le 7 regole dell’arte di ascoltare” (regola n.7)

Umorismo e leggerezza nella comunicazione: errori da evitare

Umorismo e leggerezza nella comunicazione sono preziosi per facilitare lo svolgimento di una riunione.
La necessità di affrontare argomenti d’interesse comune, di prendere decisioni condivise, infatti, può creare disaccordi sui contenuti o disagi emotivi (specie se i tempi di confronto sono molto serrati).

La capacità di sdrammatizzare si rivela utile per gestire il dialogo e liberare energie positive, a patto che:

  • il gruppo sia in grado di accogliere, comprendere, apprezzare l’uso dell’ironia come strumento;
  • si evitino cadute di stile (= leggerezza che diventa sarcasmo, cioè ironia amara e pungente);
  • l’uso dell’umorismo sia moderato, per non perdere di vista il focus della discussione e gli obiettivi.

In tal senso, la Comunicazione Non Violenta (CNV) ci insegna che è bene chiedersi in che modo affrontare l’umorismo sul posto di lavoro. Come utilizziamo l’umorismo? Qual è la nostra intenzione nell’utilizzarlo?

L’incomprensione è sempre dietro l’angolo, purtroppo, anche quando le intenzioni sono buone.
Se, con l’intento di fare un complimento alla tua collega, esclamassi ironicamente “Come potremmo andare avanti senza di te, Maria?!”, la poveretta avrebbe tutto il diritto di sentirsi derisa, più che stimata. Ciò per 2 motivi: è difficile interpretare battute improvvise (o fuori contesto) se mittente e destinatario si conoscono poco e, soprattutto, se non si possiede lo stesso stile comunicativo.

Insomma, è importante non solo cosa si dice, ma anche a chi ci rivolgiamo e in che modo.

Col tono giusto si può dire tutto, col tono sbagliato nulla: l’unica difficoltà consiste nel trovare il tono.

– cit. George Bernard Shaw

Sorridere sì, ma con criterio

Una breve riflessione, infine, su umorismo e leggerezza nella comunicazione pubblicitaria e sociale.
Va benissimo scegliere l’ironia per fini commerciali o sensibilizzare in modo creativo su temi di rilievo, ma è indispensabile comunicare con responsabilità, qualunque sia il messaggio.

Scegliere con cura parole e immagini significa alimentare sorrisi che abbiano un senso.
Oggi si utilizza l’ironia per ogni argomento, molte volte a sproposito. Ecco, ritengo sia un dovere pensare prima di parlare (o scrivere). Sono di certo una fervente sostenitrice della leggerezza, ma della “leggerezza pensosa” di cui parla Italo Calvino. Mi sento parte di quel gruppo di professionisti che rifiuta di lavorare dimenticando l’etica, che crede nella funzione educativa della comunicazione e sa che si può informare, sensibilizzare, vendere o ispirare con incisività, senza perdere garbo e buon gusto.

Ecco 2 esempi pratici (anche se un po’ datati).
Il primo spot informa e sensibilizza, il secondo ispira e incentiva l’acquisto. Con leggerezza.