Il rispetto occupa il primo posto nella scala dei miei valori di riferimento, nella vita e nel lavoro. Oggi è il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: quale ricorrenza potrebbe essere più adatta ad approfondire questo argomento? Ecco alcune riflessioni.

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Rispetto e libertà espressiva

Avere rispetto per se stessi e per gli altri è la condizione base per costruire una relazione sana.
La mancanza di uno soltanto di questi 2 elementi pregiudica sul nascere qualsiasi rapporto (o lo distrugge in un secondo tempo). Mi riferisco a qualunque tipo di relazione, ovviamente: amorosa, familiare, professionale. Poiché le relazioni si creano grazie a una buona comunicazione, è una naturale conseguenza che comunicare con rispetto sia l’unica soluzione per evitare problemi.

Si tratta di concetti profondamente legati tra loro. Se non ho rispetto per me stesso utilizzerò frasi demotivanti, tipo: “non valgo nulla” o “non sono capace”. Se non ho rispetto per l’altro, dirò cose tipo: “sei una nullità” o “non sei capace”. Al tempo stesso, chi non ha rispetto per noi, farà di tutto per demolire la nostra autostima con battute di vario genere: “ma come ti sei vestito/a?!”, “non sai fare niente”, “X è migliore di te” e così via. Ricorda: chi ha rispetto non giudica e non condanna.

Eppure comprendersi sarebbe così facile… Basterebbe ascoltare, dialogare, confrontarsi civilmente. Basterebbe convincersi che siamo tutti diversi e, al tempo stesso, tutti unici. Basterebbe rendersi conto che limitare la libertà espressiva altrui non significa amare, né essere professionali o autorevoli. Anzi. Dimostra soltanto insicurezza, insensibilità, mancanza di senso critico. Se chi ti è vicino ha una buona idea, perché ignorarla? Se ha un talento, perché impedirgli in ogni modo di valorizzarlo?

Coltivare la gentilezza, online e offline

A comunicare con rispetto si inizia da piccoli: educare i bambini a chiedere scusa, a dire “grazie” o “per favore” è già un primo passo verso un futuro aperto allo scambio verbale, senza prepotenza e prevaricazioni. Gli adulti dovrebbero dare il buon esempio, evitare espressioni volgari o battute offensive in famiglia e, ugualmente, nel proprio ambiente di lavoro (umiliare un collega è utile?!).

Dovremmo imparare a coltivare la gentilezza e sforzarci di rispondere con toni pacati a chi usa la voce grossa. Dovremmo imparare a diventare un po’ “zen”. Non facile, certo, ma oggi indispensabile.
Se ciascuno di noi facesse la sua parte, le cose migliorerebbero. Anche sui social network, in cui ormai ci si sente autorizzati a scrivere qualsiasi cosa e con un linguaggio pessimo.

La comunicazione online è un prolungamento del nostro “io” offline. Se si è maleducati in pizzeria, lo si è anche utilizzando una tastiera. Sempre più frequente, tra l’altro, è la mancanza di rispetto tra donne, che si manifesta con atteggiamenti aggressivi, frutto di invidia e cattiveria gratuita: anche in questo caso, una sola parola può ferire quasi quanto un graffio. Specie quando arriva da un’amica o una collega.