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Photo by Sarah Kothe on Unsplash


Il termine “coerenza” è strettamente legato alla parola “coraggio”, di cui abbiamo parlato nel post precedente. È una delle qualità professionali (ma anche umane) che apprezzo di più, perché trovo sia sinonimo di affidabilità e costanza. Una persona coerente non cambia idea a ogni soffio di vento e, soprattutto, è ben lontana dal celebre detto “predicare bene e razzolare male”. Sei d’accordo?

Molti pensano che essere coerenti significhi mostrarsi rigidi, immobili nelle proprie scelte, e quindi ritengono questa caratteristica un elemento negativo. Cambiare idea è lecito e auspicabile: sono io stessa, per prima, a rivedere le mie opinioni ogni volta che è necessario. Facilitare i processi comunicativi, d’altronde, vuol dire mettersi in ascolto, saper valutare altre prospettive.

Tuttavia, sono anche convinta che i nostri valori, ciò che per noi è importante e che dà forma al nostro modo di essere, ciò che caratterizza la filosofia operativa del nostro lavoro, non siano negoziabili né modificabili. Da qualche anno a questa parte, ad esempio, si è diffusa la convinzione che per essere considerati “vincenti” sia meglio apparire sempre positivi, sorridenti, felici.

La ricerca della felicità è una delle maggiori preoccupazioni del nostro tempo. Se non rispetti certi canoni, soprattutto sui social network, se non condividi fotografie con mega sorrisi, sei considerato “fuori contesto”. Cosa c’entra la coerenza?

Coerenza è comportarsi come si è, e non come si è deciso di essere.
– Sandro Pertini

Dobbiamo avere il coraggio di difendere le nostre idee, di essere noi stessi, senza imporci modelli da seguire solo perché “popolari” o vicini alle preferenze della maggioranza. Non posso decidere di essere estroversa se non lo sono, per dire. In questo senso, si è coerenti nella propria incoerenza, perché ci si allontana da percorsi standard per seguire i propri. Si fa, cioè, una scelta incoerente agli occhi della massa, ma perfettamente in linea con i propri princìpi. Non per niente mi sono sempre definita – a tal proposito –  una “comunicatrice che comunica poco”.

Coerenza e incoerenza: due facce della stessa medaglia

Se per natura si è pacati, riservati, poco inclini alla mondanità, perché costringersi ad assumere un atteggiamento lontano anni luce dal proprio modo di essere? Per diventare più popolari? Per acquisire più clienti? Per dare di noi un’immagine che non ci rappresenta, ma che, forse, ammiriamo in altre persone e cerchiamo di imitare? Ok, ma a che scopo?

Ogni tanto ho provato a cambiare stile di scrittura, pensando di raggiungere più lettori. Sì, forse alcuni articoli sono stati condivisi da un maggior numero di persone rispetto al solito, ma ho smesso quasi subito, per due motivi fondamentali: il mio modo di scrivere rappresenta me, gli argomenti che scelgo di trattare sul mio blog (tranne, quindi, i casi in cui ho scritto su altri magazine per lavoro, trattando temi indicati dal committente) rispecchiano le mie idee, la mia visione, la mia professione.

Chi sceglie di lavorare con me deve apprezzare il mio pensiero. Anche in questo trovo essenziale la coerenza: se mi occupo di comunicazione sociale, sarebbe incoerente collaborare con aziende che non rispettano i diritti umani o che utilizzano un linguaggio poco responsabile. Coerenza è anche costanza nel seguire un percorso, senza avere dubbi.

Essere coerenti e rispettare le proprie emozioni

Secondo il giornalista inglese Oliver Burkeman, autore del libro “La legge del contrario – Stare bene con se stessi senza preoccuparsi della felicità”, sono i nostri continui tentativi di eliminare ciò che si ritiene negativo a renderci ansiosi, insicuri e infelici.

[…] il «pensiero positivo» e l’ottimismo incrollabile non sono la soluzione.
– Oliver Burkeman

In pratica, Burkeman ci suggerisce di imparare ad accettare i fallimenti. Ciò, a pensarci bene, ci renderebbe molto più autentici. Momenti di sconforto, stanchezza, rabbia, capitano a tutti. Evitarli o far finta che non esistano è un errore. Così come è sbagliato evitare i conflitti.

La soluzione, invece, è affrontarli. La felicità non è uno stato eterno, è una scelta di vita, in una quotidianità fatta di alti e bassi. Ciò significa che posso essere felice rispettando i miei momenti “no”, senza sforzarmi di apparire sempre al top e poi, magari, “sbroccare” all’improvviso perché ho dato poco spazio alle emozioni negative. Il nostro modo di essere traspare sempre, anche quando studiamo a tavolino una strategia di comunicazione. Solo la coerenza può aiutarci!