Margini e Parentesi
Un progetto narrativo altruista.
Margini e Parentesi è la mia newsletter narrativa, nuova rubrica del blog/laboratorio CreativaSolidale.
Un "progetto altruista" perché il suo obiettivo è dare voce a tutto ciò che, nelle narrazioni quotidiane, rimane troppo spesso sullo sfondo. Al margine o in parentesi, appunto. La newsletter di chi ha poche risposte, ma tantissime domande, dedicata a chi non si arrende alla noncuranza del mondo. Sarà qui, su questa pagina, quasi ogni mese, appena avrò qualcosa da raccontare. Uno spazio per riflettere: semplice, accogliente, aperto.
Margini e Parentesi | Newsletter 02 | Maggio 2026
[…] Non sempre abbiamo quello che meritiamo.
— C. Gamberale
Ho l'abitudine di conservare ritagli di riviste in cui trovo articoli interessanti. Evidenzio frasi che mi colpiscono o prendo nota di argomenti che vorrei trattare sul mio blog. Naturalmente, a un certo punto, arriva il momento di fermare questa mia grande curiosità per fare un po' d'ordine… tra le carte e, soprattutto, nella mia testa.
L'altro giorno, proprio in fase di rilettura dei testi evidenziati, ho ritrovato la pagina di un vecchio numero del settimanale "Donna Moderna": era dedicata alla posta del cuore, a cura della scrittrice Chiara Gamberale.
Avevo sottolineato proprio la citazione riportata qui in alto, perché mi aveva offerto uno spunto di riflessione, che oggi vorrei approfondire qui, nella seconda puntata della newsletter "Margini e Parentesi".
Un pensiero, varie interpretazioni.
La frase, ovviamente, era rivolta alla lettrice che aveva inviato una mail alla rubrica della rivista e, quindi, riguardava il suo caso specifico (un problema sentimentale).
Tuttavia, sono convinta che alcune considerazioni, applicate in contesti diversi, diventino universali e siano spesso un'ottima fonte d'ispirazione per allargare i propri orizzonti in altri scenari.
Chi di noi non ha mai pensato qualcosa tipo: "ho davvero ciò che merito?". Questa domanda, apparentemente semplice, apre un mondo di possibilità interpretative. Il concetto di "merito" racchiude mille sfaccettature, innanzitutto nella sua definizione, ma anche nell'immaginario collettivo contemporaneo.
Oggi se ne parla tanto, senza dubbio, in ambito professionale, perché la competizione è altissima e quando un collega ottiene un incarico, una promozione, un premio o, semplicemente, un complimento, la prima domanda che sorge spontanea è sempre: "l'avrà meritato?". Nella maggior parte dei casi, purtroppo, certi dubbi nascono dall'invidia o dal rancore, ma è anche vero che si tratta di un tema complesso.
Il punto da cui dovremmo partire è l'analisi del termine "merito", di cui sono certa ciascuno abbia una personale opinione (ma non è questa la sede).
L'importanza del contesto
Vorrei soffermarmi, invece, sulla percezione del termine "merito" nella nostra vita quotidiana, in un contesto globale. La citazione iniziale "non sempre abbiamo quello che meritiamo", potrebbe essere letta in 2 modi:
- positivo, quando c'è la consapevolezza di vivere una vita poco confortevole rispetto a ciò che avremmo potuto ottenere (in relazione ai sacrifici fatti, alle difficoltà affrontate, alle ingiustizie subìte);
- negativo, quando siamo coscienti di aver conquistato molto più del necessario (per gli stessi motivi precedenti e anche in paragone ad altre situazioni vicine a noi).
È difficile analizzare il proprio vissuto da questo punto di vista: oggi si tende a non fare autocritica, a dare tutto per scontato, a voltarsi dall'altra parte e, soprattutto, a negare l'esistenza di realtà opposte.
Eppure, dovremmo riflettere sul fatto che, a volte, il merito dipende dal contesto in cui siamo inseriti: a parità di bravura, o di onestà, per esempio, accade che un obiettivo venga raggiunto più facilmente da chi opera in un ambiente con maggiori opportunità, servizi o reti di supporto.
Da questa prospettiva, come considerare il merito? Potremmo aprire infinite parentesi…
La mancanza di opportunità è un argomento che ho affrontato spesso nei miei articoli: credo sia alla base di numerose disparità sociali e del malcontento diffuso che respiriamo ogni giorno.
Conclusioni
Fuori contesto, quindi fuori dalle problematiche affettive della lettrice, a cui giustamente la Gamberale ricordava che raramente troviamo il tipo di relazione che meritiamo, ho voluto leggere la sua considerazione in senso più ampio: non sempre abbiamo quello che meritiamo, in generale, nel bene e nel male.
Spesso le cose non procedono come vogliamo o avremmo voluto, non otteniamo il riconoscimento che avremmo desiderato, né abbiamo la possibilità di evitare imprevisti, malattie o iniquità. Pensiamo: "perché proprio a me?".
A volte, invece, tutto procede per il verso giusto, senza fare troppa fatica. In questo caso, dovremmo considerare: "merito davvero tutto ciò che avviene nella mia vita? Provo gratitudine o penso solo che sia giusto così?".
Qualunque sia il nostro caso, comunque, ciò che conta è il comportamento che adottiamo: possiamo raggiungere un obiettivo per il nostro impegno, per i mezzi a disposizione, o anche per un colpo di fortuna. Finché un merito non deriverà dalla prevaricazione, da bugie e sotterfugi, potremo dire che avrà deciso il destino per noi. Potremo essere grati o rimanere delusi, ovvio. Ma è sempre meglio accogliere con dignità ciò che la vita riserva, piuttosto che celebrare meriti ottenuti con una condotta discutibile.
→ La domanda finale è: come definiresti il merito, e ciò che meriti, all'interno del tuo contesto?
La puntata 02 della mia newsletter termina qui.
Ciao, alla prossima.
Un pensiero per te, ricordalo sempre:
È il margine che fa la pagina.
— Jean-Luc Godard
