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Pensare che i problemi possano diventare opportunità sembra a molti un controsenso, lo so. Anch’io ho faticato parecchio prima di capire che le negatività di oggi rappresentano l’esperienza in più di domani.
Per affrontare i momenti di crisi è necessario, innanzitutto, cambiare l’approccio al problema stesso.

C’è una difficoltà nel gruppo di lavoro? Ti piacerebbe comunicare con più efficacia all’interno della tua organizzazione non profit? Vorresti gestire meglio i conflitti con cui – inevitabilmente – devi fare i conti nella tua quotidianità? Ci sono diverse metodologie a cui puoi fare riferimento. La migliore, a mio parere, è quella che sblocca la capacità di immaginare, attraverso il confronto e la visualizzazione. Ecco quale.

Il problem solving creativo

Il problem solving creativoCreative Problem Solving (CPS) è una delle tecniche di facilitazione che preferisco. Serve ai gruppi, ma anche ai singoli, perché aiuta a trovare risposte non convenzionali in modo attivo. È fondamentale, infatti, il contributo di tutti: ogni componente del team deve condividere le sue idee e analizzare la situazione dal proprio punto di vista. Vuoi provare anche tu?

Per prima cosa devi riconoscere e definire le difficoltà. In seconda battuta, puoi valutare una serie di soluzioni alternative e metterle a confronto con quelle individuate dai tuoi colleghi. Non pensare soltanto a ciò che manca, ma a cosa puoi realizzare con le risorse a tua disposizione.

A questo punto è il momento di verificare, tra tutte le proposte, quali siano più efficaci e quale sia il loro indice di fattibilità: è qui che il gruppo di lavoro avrà abbastanza elementi per decidere se sviluppare o meno un’idea, se preferirne una rispetto all’altra e perché.

Scegliere a caso non va bene: è giusto che ogni decisione sia motivata. È importante mettere al centro i partecipanti e abbandonare logiche lineari a favore di scelte innovative che diano sufficiente spazio alle diverse prospettive. Ogni proposta, infatti, deve ottenere la stessa attenzione.

Creatività e logica per risolvere i problemi

Il bisogno aguzza l’ingegno, si dice. Con il problem solving creativo si alternano 2 fasi:

  • divergente (correlata alla creatività, all’esplorazione, alla ricerca)
  • convergente (logico-analitica, correlata alla scelta e allo sviluppo di soluzioni identificate).

L’obiettivo è quello di risolvere problemi di vario genere, soprattutto di tipo organizzativo.
La bellezza di questa tecnica è data dall’assenza di giudizio: la prima fase prevede di raccogliere quante più idee possibili, senza preconcetti (né in merito al contenuto, né in relazione a chi propone).

Ciò permette di concentrarsi sulla qualità effettiva delle proposte, imparando ad accogliere pensieri anche molto lontani dai propri. Anzi, mettere insieme idee diverse, molto spesso, favorisce un’unica soluzione finale che è frutto di più menti e, dunque, davvero partecipata.

Un gruppo di lavoro avrà sempre sia “il creativo” sia “il razionale”: l’apporto di entrambi trasformerà i problemi in risorse, perché ciascuno avrà modo di osservare le cose dal punto di vista dell’altro, valutando bene pro e contro della questione. In definitiva… ciò che pensavamo fosse una difficoltà insormontabile, potrebbe apparire d’improvviso semplice da gestire! Fantastico, no?

Le difficoltà aiutano a crescere

Affrontare un problema – e riuscire a risolverlo – è già in sé un’opportunità: per mettersi in discussione, riflettere, sperimentare e imparare qualcosa in più su di noi e sugli altri.
Di solito il conflitto è considerato in termini negativi, ma possiamo anche valutarlo diversamente, visto che (soprattutto in ambito lavorativo) è spesso sintomo di scenari collaborativi da cui, in un modo o nell’altro, ognuno torna a casa “rinnovato” (grazie alla scoperta di nuove situazioni, ragioni, prospettive).

Per risolvere i problemi in modo proficuo è importante abbandonare la logica del “gioco a somma zero”, secondo cui deve esistere per forza chi “vince” in contrapposizione a chi “perde”.

Molto meglio trovare una soluzione che consenta a tutti di ottenere un piccolo vantaggio esercitando la nobile arte del compromesso… che nulla ha in comune, sia ben chiaro, con l’opportunismo (condotta preferita da chi cerca la propria convenienza e non il bene comune).