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Dare valore al tempo vuoto può aiutarci a riscoprire la pienezza della vita. Questo articolo prende forma grazie a 2 libri: uno che ho già letto (“La mattina dopo” di Mario Calabresi) e un altro che leggerò a breve (“Less is more” di Salvatore La Porta). In entrambi, anche se da prospettive diverse, si parla di nuovi inizi.

“La mattina dopo”: da oggi in poi

“La mattina dopo” propone storie di resilienza, esperienze di persone che hanno dovuto ricominciare da zero dopo una pausa forzata, un evento traumatico, una situazione inaspettata: quel momento cruciale che, senza chiedere il permesso, può cambiare improvvisamente scenario e mettere in discussione certezze, abitudini, progetti e sogni. Calabresi racconta di sé, tra l’altro, e condivide le sue riflessioni:

Il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato.

– cit. Mario Calabresi, in “La mattina dopo”, ed. Mondadori (p. 127)

Qui il “tempo vuoto” è attesa, ricostruzione: affrontare una difficoltà ci costringe a focalizzare l’attenzione sui dettagli importanti e lasciare indietro tutto il resto. Ci permette di ridefinire le priorità e cercare ogni occasione valida per riempire la vita di bellezza, intesa come positività, meraviglia, leggerezza.

Se non è possibile riprendere il cammino dal punto in cui ci si è bloccati, è importante individuare una nuova meta, un percorso alternativo da seguire con gioia. Oggi si corre senza avere consapevolezza della propria direzione: non vince sempre chi va veloce, ma chi è più tenace e concentrato.

“Less is more”: essere liberi di scegliere

“Less is more – Sull’arte di non avere niente” invita a riflettere sulle nostre scelte quotidiane: quali ci rispecchiano davvero? Quali, al contrario, sono figlie di bisogni imposti, desideri che non ci appartengono? La recensione di M. Portello su Doppiozero ha subito catturato il mio interesse:

[…] si tratta di capire che siamo schiacciati da una massa di “cose” per il raggiungimento delle quali, senza accorgercene, sacrifichiamo la vera essenza della nostra vita, di ciascuno di noi. […] Forse l’arte di non avere niente è proprio la tensione, più che a sbarazzarsi degli averi, a pensare altro, a immaginare dimensioni di vita distanti dal mero “possedere”, per orientarsi via via, per discernere di volta in volta tra che cosa sia un mero avere accessorio e che cosa diventi un nostro proprio valore.

– cit. Doppiozero

È un tema su cui mi soffermo spesso. Leggendo un estratto del libro ho apprezzato la prospettiva da cui l’autore tratta l’argomento: il punto non è soltanto “il bene materiale” in sé, ma anche l’adozione di stili di vita simili ad altri e la ricerca di attività che, molto spesso, riteniamo sia giusto seguire. Ma giusto per chi? E per quale motivo? Quanto c’è di noi in ciò facciamo? Quanto siamo liberi dai condizionamenti?

Elogio del tempo vuoto… per un vita piena di significato

Esattamente 2 anni fa ho scritto il post “Trovare tempo, avere cura”. Oggi vorrei completare il concetto.
Utilizzare bene il nostro tempo ci permette di vivere esperienze costruttive, rafforzare i legami, avere spazio per noi stessi, per chi ci sta a cuore, per tutto ciò che ci è caro. In particolare, avevo scritto:

[…] siamo convinti di avere poco tempo, ma ne sprechiamo grandi quantità.

È fondamentale organizzarsi bene e distinguere ciò che merita la nostra attenzione da ciò che, invece, è tranquillamente trascurabile. Tuttavia, non dobbiamo sentirci in dovere di occupare ogni singolo minuto della giornata: anche il tempo vuoto è prezioso, perché ci consente di capire dove stiamo andando.

Quando ci sentiamo stanchi, smarriti, oppressi dalle responsabilità, dai ritmi frenetici del quotidiano e, soprattutto, quando è necessario prendere un’importante decisione, possiamo adoperare questo strumento. Il tempo vuoto è una pausa propositiva che non ha nulla in comune con l’ozio, né con il tempo libero (impiegato per scrivere, dipingere, cucinare, andare in palestra, al cinema o altro).

È uno spazio che ci aiuta a recuperare energia, a fare il punto. Senza momenti di vuoto è impossibile acquisire consapevolezza, ascoltare la voce interiore che sa perfettamente cosa vogliamo e non vogliamo, se è arrivato il momento di agire o meno, se ciò che immaginiamo è realizzabile oppure no.

Tempo vuoto: trova il tuo “ikigai”

Correre di continuo, affollare la settimana di impegni per “sentirsi vivi”, può andare bene se è davvero ciò che desideri… ma chi non si ferma a pensare, non potrà mai saperlo. Avere una vita piena, nel senso più alto del termine, non significa solo saturare l’agenda, ma trovare uno scopo, una ragion d’essere.

Il proprio “ikigai”, si direbbe in Giappone.

Ciascuno di noi avverte nel proprio intimo il bisogno di vivere un’esistenza ricca di significato. Quell’anelito basta a fare di noi per tutta la vita dei cercatori e degli scopritori di senso.

– cit. Elisabeth Lukas