La content curation, secondo Robin Good, esperto in materia, è “l’arte di selezionare il meglio”.
Una vera e propria metodologia di ricerca, raccolta, organizzazione e cura delle informazioni, utile a condividere risorse su specifici argomenti. Attività che mi appassiona molto e che, a pensarci bene, ho sempre svolto senza esserne pienamente consapevole…

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photo credits: Patrick Goethe via unsplash.com

Sto parlando, in particolare, dell’abitudine di ritagliare, suddividere e archiviare pagine di giornali, trafiletti, immagini e chi più ne ha più ne metta. Negli anni ho accumulato interi raccoglitori!
Oggi, ovviamente, grazie al PC e ad Internet, ho smesso di usare le forbici, ma la mia esplorazione continua… le numerose cartelle in cui salvo articoli, foto, video ecc. lo dimostrano.

Produrre contenuti, infatti, è solo una parte del mio lavoro: prima di scrivere un articolo è necessario uno studio approfondito dell’argomento da trattare. Idem per una strategia di comunicazione.
E se le fonti di riferimento sono già selezionate e ordinate, tutto diventa più semplice.

Content curation: aggiornarsi e aggiornare

La cura dei contenuti può servire a noi stessi, quindi, per raccogliere informazioni su temi di nostro interesse (senza perdere troppo tempo), ma anche a chi ci segue sui social network, ai nostri clienti, a chi arriva sul nostro blog sperando di trovare buoni consigli.
Spesso, ad esempio,  mi scrivono studenti in cerca di supporto per la tesi di laurea sulla comunicazione non profit: in questi casi, reperire fonti esaustive ed affidabili è ancora più importante.

L’approssimazione, diciamolo, è nemica della content curation: prima di giudicare adeguato un contenuto, bisogna verificare che sia originale o che, almeno, contenga citazioni precise, con dati e link a cui collegarsi per approfondire la notizia.
Valutare altri riferimenti, confrontare le versioni: sia per conformare la veridicità dei fatti, sia per farsi un’opinione personale precisa e riuscire ad argomentarla in fase di condivisione.

Personalizzare i contenuti

Cercare le fonti, selezionare le più valide, suddividerle per tema: un lavoro certosino, che acquista valore se arricchito da ulteriori informazioni e commenti. Perché riteniamo interessante questa fonte? Cosa ci ha colpiti? Perché ne suggeriamo la lettura? Ci sono altri articoli utili da leggere su questo tema? Sono tutte domande che dobbiamo porci quando ci occupiamo di content curation.

Come ho scritto prima, non si tratta di una novità, ma di un metodo che è sempre esistito: l’unica differenza è il contesto. Ieri avevamo solo libri ed enciclopedie, poi sono arrivati i cd-rom multimediali, infine Internet: le risorse si sono moltiplicate, blog e magazine proliferano e il risultato è quello di essere quotidianamente bombardati da infinite informazioni. Impossibile consultare migliaia di siti: diventa necessario catalogare e saper riconoscere le fonti più autorevoli per ogni settore di interesse.

Content curation: canali e strumenti

La selezione e l’archivio di contenuti può avvenire in diversi modi: con una raccolta di testi, di link, per immagini, tramite storie. Sono numerosi gli strumenti a nostra disposizione, così come i canali di condivisione. Supponiamo di volerne sapere di più sul copywriting.

  1. Possiamo utilizzare il servizio Google Alert per ricevere aggiornamenti sull’argomento scelto. Basta inserire la parola chiave.
  2. Una volta individuate (e verificate) le fonti preferite (blog sul copywriting, magazine che si occupano di scrittura ecc.), grazie a lettori di Feed RSS come Feedly non perderemo le novità.
  3. Dopo aver raccolto le informazioni necessarie possiamo suddividerle e riorganizzarle, aggiungendo il nostro tocco personale. Ad esempio, se desideriamo condividere un’infografica sulle regole di formattazione di un testo, possiamo indicare collegamenti a tema.
  4. È arrivato il momento di condividere: i social network sono i canali divulgativi preferiti ormai, ma è possibile trasmettere i risultati della nostra content curation anche sul nostro sito web, tramite una newsletter o un’app, all’interno di gruppi di discussione e forum, o utilizzando strumenti ad hoc come Storify, Scoop.it e Pinterest.

Una content curator molto attiva e seguita è Maria Popova, autrice del blog Brain Pickings.
Che dire… l’argomento è vasto e certamente tornerò a parlarne! Nel frattempo, un’ultima chicca: poiché fare content curation significa soprattutto esplorare e imparare, poteva mancare un tool dedicato all’apprendimento? Si chiama Learnist: conoscenza a portata di mano, suddivisa per argomenti. Lo slogan, non a caso, è “Share What You Know!” 🙂