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Il diritto di critica è disciplinato dall’art. 21 della Costituzione Italiana.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. [Art. 21 – primo comma]

La libertà espressiva riguarda il diritto di esprimere le proprie opinioni, di rimanere in silenzio, di utilizzare ogni mezzo tecnico per diffondere il proprio pensiero, di informare e di essere informati.
L’unico limite riconosciuto dall’art. 21 è quello relativo al rispetto del buon costume, legato comunque a limiti impliciti che è importante tutelare, come il diritto alla riservatezza e all’onore della persona.

Da un po’ di tempo, però, cresce sempre di più la voglia di difendere questa libera manifestazione del pensiero. Perché? Viviamo in una società democratica, che fa del pluralismo ideologico il suo punto di forza! Ebbene… credo che la risposta sia questa: il diritto di critica ha perso il suo significato originario.

Criticare è un diritto solo se c’è rispetto

In molti, ormai, utilizzano il concetto di libera espressione come alibi per dire la propria in ogni caso, per lanciare frecciatine (che di concreto e utile hanno ben poco), senza pensare alle conseguenze. “Ho solo espresso la mia opinione!” è la scusa preferita da chi vuole imporsi senza accettare un confronto.

La bussola del buonsenso è stata sostituita dalla presunzione di avere sempre ragione e di dover fare di tutto per dimostrarlo. Risultato? Abbiamo poche opinioni critiche moderate dal ragionamento e aggressioni verbali istintive in grande quantità. Penso, quindi, che il diritto di critica, menzionato dalla Costituzione, abbia perso il suo valore perché troppo spesso ridotto a semplice appiglio, tirato in causa per giustificare interventi fuori contesto e/o sopra le righe.

Eppure, dovremmo ricordare che questo, come molti altri diritti di cui disponiamo, porta con sé un confine tacito fondamentale, che non dovremmo mai oltrepassare: il rispetto per gli altri.

Il timore che sia in pericolo la libertà di pensiero, nonostante la nostra democrazia, a mio modesto parere deriva dall’indebolimento delle fondamenta, dallo scricchiolare di quelle che sono le basi del vivere civile. Nessuno ascolta più, tutti vogliono parlare (= egoismo, confusione, fraintendimenti).

Criticare sì, ma senza esagerare

Anche per criticare ci vuole un certo stile, diciamolo. È l’essere approssimativi nel giudizio a creare mille incomprensioni, polemiche, gravi errori di valutazione (che, a volte, non è possibile riparare).

Tra l’altro: l’opinione è una cosa, l’insulto un’altra. Criticare gli altri per come vestono, parlano o camminano, denigrare stili di vita diversi dai propri, altre culture o forme d’arte a noi sconosciute, non significa dare un’opinione! I fatti di cronaca recenti, d’altronde, offrono una panoramica chiara di ciò che siamo diventati: ci sono figli che aggrediscono i genitori, genitori che aggrediscono i professori, figure istituzionali incapaci di dialogare tra loro e brave solo a offendersi reciprocamente.

Siamo tutti liberi di esprimere le nostre idee, ma abbiamo perso di vista il senso della misura, il rispetto dei ruoli… e un bel po’ di buona educazione.

Diritto di critica: analizzare, comprendere… e poi parlare

Una critica è apprezzabile quando è costruttiva. Cioè quando ricevi un’osservazione, un suggerimento utile, basato su un’accurata analisi dei fatti, del contesto, delle fonti. Troppi sono i giudizi dati senza essere informati. E sarebbe ora di smetterla con le critiche lanciate solo per “dare aria ai denti”, no?

Pensa
prima di dire e di giudicare
prova a pensare.

– cit. “Pensa”, di Fabrizio Moro

Ciò vale anche per i social network: si legge velocemente, nessuno ha tempo di approfondire, ci si lascia trasportare dalla corrente, con il rischio di commettere tutti lo stesso sbaglio. Quante volte la gente condivide un contenuto falso senza rendersene conto, dà un parere senza essere preparata sull’argomento, e interviene solo per il gusto di infastidire, contraddire o dire comunque qualcosa?

Criticare è un diritto, ma non è un dovere. Criticare aiuta finché ciò che dici aggiunge valore alla conversazione, se offre un aiuto per migliorare. Diversamente… getterai solo parole al vento.

Meno presunzione, più attenzione: la libertà è partecipazione

Infine, vorrei soffermarmi sull’importanza dell’empatia. Quante persone dispensano consigli, osservano dal piedistallo e giudicano le scelte degli altri senza mai mettersi in discussione, senza pensare che forse la propria opinione non è sempre necessaria, non è sempre perfetta, non è sempre l’unica! Ci sono tante verità e sarebbe il caso di imparare a conoscerle, di provare a mettersi in panni diversi dai propri.

Tanti professionisti, per esempio, criticano l’operato dei colleghi senza chiedersi in quale contesto essi operino, con quali risorse, in quali condizioni. Giudicare in base alla propria esperienza è troppo facile. Bisogna guardare fuori dal proprio orto: è necessario scendere dalla torre d’avorio e iniziare a osservare le cose con occhi nuovi, con curiosità, liberandosi dai pregiudizi che frenano una crescita comune.

[…] La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche avere un’opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.

– cit. “La Libertà”, di Giorgio Gaber