Dopo aver parlato di planning, passiamo ad analizzare il termine “storytelling” che, come ben saprai, identifica l’arte di raccontare storie. Un’attività nuova? No, di certo, anche se oggi si tende proprio a presentarla come una tecnica di comunicazione prodigiosa, capace di incantare il consumatore, far brillare un’azienda anonima o trasformare la realtà utilizzando parole e immagini accattivanti.

Se si parla di storytelling aziendale, ciò può essere in parte vero. Però penso sia più giusto mettere in evidenza le grandi opportunità di crescita offerte da uno strumento antico, capace di rinnovarsi e adattarsi a molteplici situazioni, piuttosto che riferirsi al racconto come una “modalità operativa moderna” e, per questo motivo, soluzione universale. Raccontare, in primo luogo, aiuta un’impresa a farsi conoscere, a trasmettere i suoi valori, creare conversazioni… senza schemi validi a priori.

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Storytelling: come trovare le parole più adatte?

Corporate storytelling, personal storytelling, fundraising copywriting: al centro c’è sempre una storia da raccontare. Per narrarla con efficacia, però, è necessario riflettere molto, analizzare il contesto, porsi numerose domande e individuare più di una risposta. Quella più emozionante, diretta, unica e inconfondibile. Le parole più adatte, infatti, sono quelle che rispettano più punti di vista, esplorando infinite possibilità e scenari, per poi collocarsi nella cornice più adeguata (un foglio bianco, una pagina web, una foto, le note di una canzone ecc.), con lo stile che più ti rappresenta.

Non solo: le parole più adatte sono quelle che nascono dall’esperienza diretta, che raccontano la realtà nel miglior modo possibile, evidenziando il bello e il brutto, senza maschere. Soprattutto, le storie più emozionanti sono quelle che non tentano di imitare, in cerca di applausi, ma di valorizzare la propria originalità, dalla trama ai singoli personaggi. Ecco perché mi piace parlare di percorsi.

Narrare è un viaggio, alla scoperta di sé e di tutte quelle risorse (interne/esterne) di cui, molto spesso, si ignora l’esistenza. Solo conoscendole potrai informare, promuovere, vendere, sensibilizzare, raccogliere fondi, ecc. Basta lasciarsi ispirare da nuovi orizzonti comunicativi e iniziare il cammino.

Valorizzare buone idee e buone cause

Questa è la mia mission: dare spazio a chi merita attenzione e voce a chi ha qualcosa da dire.
Il settore socio-culturale è ricco di proposte interessanti. Purtroppo non sempre chi ha una buona idea da portare avanti o una buona causa da sostenere trova ascolto e supporto.

Il ruolo di chi si occupa di comunicazione (comunicazione sociale e promozione culturale, nel mio caso specifico), è proprio quello di sviluppare progetti creativi per incentivare la partecipazione, la conoscenza, il confronto, il coinvolgimento della comunità sul territorio, mettendo in evidenza talenti, caratteristiche, iniziative meritevoli di maggiore visibilità e costruttive possibilità di collaborazione.

Hai una storia da raccontare? Una buona idea o una buona causa da promuovere?
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