Si parla tanto di storytelling ultimamente, come metodo che aiuta a promuovere valori, idee, prodotti, servizi e iniziative di un’impresa, meglio di qualsiasi altro strumento di comunicazione.

La narrazione, infatti, è forse la forma più naturale e semplice per spiegare gli eventi, creando un filo logico che “mette ordine” e coinvolge le persone in base al contesto e in modalità differenti. I campi d’applicazione sono vari: si utilizza lo storytelling in azienda, in politica, in campo digitale, a scuola.

Un settore ancora poco esplorato è quello sanitario. Solo da qualche anno l’Italia si è interessata alla Medicina Narrativa, grazie ad un’importante iniziativa dell’Istituto Superiore di Sanità e con la creazione della società italiana di Medicina Narrativa.
A queste realtà, nel 2008, si è affiancata l’associazione di promozione sociale H.story, che promuove l’uso della narrazione come strumento di comunicazione tra medico e paziente.

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H.story - un'associazione di promozione sociale all'insegna della Medicina Narrativa

L’Associazione ha sviluppato diversi progetti di Medicina Narrativa perché ritiene questa disciplina ideale per l’introduzione della comunicazione in ambito sanitario. L’obiettivo è chiaro: incentivare e migliorare il dialogo tra i principali attori in questo contesto:

  • Medici
  • Pazienti
  • Familiari
  • Personale infermieristico

Quante volte ci si ritrova in situazioni critiche e in ambienti freddi e distaccati? Quante volte si vorrebbe raccontare la propria storia invece di rispondere a questionari standard e poco vicini al singolo paziente?

Ebbene, le tre ideatrici di H.story (Manuela Ciancilla, Sara Deambrosis e Valentina Ceruti), progettiste laureate presso il Politecnico di Milano alla facoltà di Design della Comunicazione, hanno avviato diversi progetti per dare una risposta a queste esigenze, offrendo la propria consulenza per introdurre la comunicazione all’interno di reparti ospedalieri. Alcuni esempi:

Nel primo caso, il team di H.story è stato inserito all’interno del reparto per accompagnare le donne dai primi mesi di gravidanza fino ai primi mesi dopo il parto. Nelle sale d’attesa sono state inserite delle bacheche, in cui le donne hanno avuto la possibilità di lasciare singoli messaggi (letti poi sia dai medici che da altre future mamme).

Nel secondo caso, è stato realizzato un diario con le storie/testimonianze dei familiari dei pazienti: rese anonime per rispettare la privacy e i sentimenti degli autori, ma realmente vissute, con tutto il carico emotivo che solo chi affronta prove così dure può portare con sé.

Ho già avuto modo di parlare con due delle fondatrici, Manuela e Sara, complimentandomi per le iniziative che sono riuscite a realizzare fino a questo momento.
Sono esempi davvero importanti di comunicazione sociale applicabili in qualunque territorio.
Per migliorare i servizi non sono necessari sempre grandi investimenti o mirabolanti manovre: dal mio punto di vista, penso sia più efficace cercare di ascoltare e comprendere le esigenze di chi ci sta vicino, con un minimo di impegno, perché le soluzioni sono spesso più vicine e realizzabili di quanto di possa immaginare.